Energia dai rifiutiApprofondimento

Pirolisi dei rifiuti: stato della tecnologia, prodotti, limitazioni e valutazione realistica

La pirolisi è la decomposizione termica dei rifiuti in assenza di ossigeno in gas, olio e carbonizzato. Presentiamo i tipi di processo, il bilancio dei prodotti, le barriere di scalabilità e ciò che è realistico attendersi da questa tecnologia.

Pubblicato Aggiornato 5 min di letturaRedazione FeedstockData

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Pryzma czarnego biowęgla o porowatej strukturze – produkt pirolizy biomasy drzewnej stosowany m.in. jako dodatek do gleby.
Foto Oregon Department of Forestry / Wikimedia Commons, licenza CC BY 2.0, file di origine; modifiche: ritaglio

La pirolisi è la decomposizione termica di materiale organico in atmosfera priva di ossigeno, generalmente a temperature comprese tra circa 400 e 800 °C. Invece dei fumi, si generano tre flussi: gas combustibile, liquido (olio pirolitico) e carbonizzato solido. Nella pratica, non si tratta di una soluzione «miracolosa» per i rifiuti, ma di una delle tecnologie adatte a flussi di materia prima ben preparati e specifici.

Come avviene il processo e da cosa dipendono i prodotti

Il materiale riscaldato si decompone in frammenti volatili che, una volta raffreddati, si condensano parzialmente in olio, mentre una parte rimane gassosa; il resto forma il carbonizzato. Le proporzioni delle frazioni dipendono dalla temperatura, dalla velocità di riscaldamento e dal tempo di permanenza dei vapori nel reattore:

Variante Temperatura e velocità Prodotto dominante
Pirolisi lenta temperatura inferiore, minuti–ore carbonizzato (biochar)
Pirolisi rapida temperatura moderata, tempo di vapori molto breve liquido (olio)
Pirolisi ad alta temperatura temperatura più elevata gas

Si utilizzano reattori rotativi, a letto fluidizzato, a coclea e discontinui. Il calore viene fornito dall'esterno (spesso bruciando una parte del gas prodotto), poiché all'interno del reattore non è presente ossigeno.

Per quali rifiuti ha senso

La pirolisi è valutata positivamente soprattutto per la biomassa (rifiuti legnosi, fanghi, residui agricoli), il cui prodotto principale è spesso il biochar, e per i pneumatici usati, dove un materiale di alimentazione omogeneo e un carbonizzato di valore (nerofumo) garantiscono un bilancio più stabile. Per le materie plastiche, la pirolisi è interessante per le poliolefine (PE, PP), mentre il PVC e il PET rappresentano una sfida: il PVC rilascia cloro, che forma acido cloridrico e corrode l'impianto, mentre il PET contiene molto ossigeno, il che peggiora la qualità dell'olio.

Problematici sono invece i rifiuti urbani misti e le frazioni contaminate: l'umidità variabile, la presenza di vetro e metalli, di cloro e composti azotati, nonché la necessità di un pretrattamento della materia prima limitano l'efficienza e l'affidabilità. Per questo motivo, gli impianti basati sulla pirolisi richiedono generalmente una preventiva selezione e rimozione delle impurità.

Cosa fare con i prodotti

  • Il gas pirolitico ha un potere calorifico sufficiente ad alimentare il processo stesso, mentre l'eccedenza può essere utilizzata in un motore o in una caldaia. Contiene tuttavia catrami e impurità, il che richiede una fase di depurazione.
  • L'olio pirolitico è una miscela con un alto contenuto di composti ossigenati (nel caso della biomassa) o di idrocarburi (nel caso delle poliolefine). Di solito richiede un upgrading — filtrazione, idroraffinazione o diluizione — prima di essere inviato a una raffineria, a un cracker o a una caldaia.
  • Il carbonizzato può essere utilizzato come combustibile solido, ammendante per il suolo (biochar) o materiale adsorbente, ma solo se soddisfa i requisiti relativi ai metalli pesanti e ai composti organici. In caso contrario, rimane un rifiuto.

Barriere alla scalabilità

Dalle esperienze europee emergono diversi problemi ricorrenti:

  1. Qualità e continuità dell'alimentazione — gli impianti sono progettati per una composizione specifica; la variabilità causa fermi.
  2. Bilancio energetico — maggiore è l'umidità e la presenza di inerti, più calore è necessario per il processo.
  3. Manutenzione operativa — depositi catramosi, corrosione e intasamento dei sistemi di depurazione del gas.
  4. Mercato dei prodotti — mancanza di acquirenti stabili per l'olio e il carbonizzato, nonché incertezza sul fatto che il prodotto possa cessare di essere un rifiuto.
  5. Scala e costi — molti progetti dichiaravano elevate capacità, ma raggiungevano un utilizzo significativamente inferiore.

Nella valutazione del livello di maturità tecnologica, è necessario distinguere tra biomassa e pneumatici (implementazioni avanzate) e rifiuti plastici misti (principalmente impianti pilota e prime installazioni commerciali). Non è opportuno basare le decisioni di investimento su singole dichiarazioni dei fornitori di tecnologia; è invece consigliabile richiedere referenze da impianti che lavorano con una materia prima simile e dati relativi a diversi mesi di esercizio.

Questioni legali da affrontare tempestivamente

Lo status dell'impianto e dei prodotti determina l'intero progetto. È necessario stabilire, tra l'altro, se l'impianto sarà considerato un inceneritore (se le sostanze prodotte vengono successivamente bruciate) o un impianto di trattamento dei rifiuti (recupero), nonché se l'olio o il carbonizzato possano perdere lo status di rifiuto. Approfondiamo questi aspetti in un articolo separato sullo status giuridico della pirolisi e della gassificazione.

Valutazione realistica

La pirolisi ha senso laddove esiste un flusso stabile e omogeneo di rifiuti, una ragionevole via di commercializzazione dei prodotti e una tecnologia collaudata per la depurazione del gas. Non sostituisce la raccolta differenziata, il riciclo meccanico né gli inceneritori per i rifiuti residuali. Le applicazioni più preziose sono quelle in cui aumenta la quantità di materia prima reimmessa nel ciclo, e non solo cambia la forma del combustibile. Prima di investire, è opportuno eseguire un bilancio di massa ed energia su una materia prima reale, e non su un materiale di laboratorio.

Energia ed emissioni del processo stesso

La pirolisi è un processo endotermico: per decomporre la materia prima, è necessario fornire calore, e la quantità aumenta con l'umidità. Per questo motivo, la materia prima viene spesso essiccata, e il calore per le esigenze interne è coperto da una parte del gas prodotto. Se il gas viene bruciato in una caldaia o in una torcia, è necessario considerare le emissioni in atmosfera (ossidi di azoto, CO, polveri, e in caso di materia prima contenente cloro anche HCl e diossine), che richiedono la depurazione dei fumi. Inoltre, si generano acque reflue di condensa e residui, che vengono classificati come rifiuti. L'argomentazione secondo cui «senza ossigeno non ci sono diossine» non è una prova: i contaminanti possono formarsi nei sistemi di combustione del gas e di raffreddamento.

Domande da porre al fornitore della tecnologia

  1. Su quale materia prima l'impianto di riferimento opera da almeno diversi mesi e quante ore all'anno ha funzionato?
  2. Qual è il bilancio di massa ed energia basato su misurazioni reali, e non sul progetto?
  3. Come vengono depurati il gas e i fumi, e cosa avviene con il condensato?
  4. Chi acquista l'olio e il carbonizzato e a quali condizioni qualitative?
  5. Quali sono i costi di manutenzione, sostituzione degli elementi del reattore e fermi impianto?

Il testo ha carattere informativo e non costituisce consulenza legale; prima di prendere una decisione di investimento o formale, verifichi l'attuale formulazione delle normative e consulti un avvocato o l'autorità competente.

Fonti

  1. Dyrektywa 2008/98/WE w sprawie odpadów — EUR-Lex
  2. Dyrektywa 2010/75/UE w sprawie emisji przemysłowych (IED) — EUR-Lex

Domande e risposte

In che cosa si differenziano la pirolisi e la gassificazione dalla combustione dei rifiuti?

La combustione ossida i rifiuti in eccesso di ossigeno e generalmente produce direttamente calore, mentre la pirolisi (in assenza di ossigeno) e la gassificazione (con quantità limitata di ossigeno) li decompongono in gas, olio o syngas, che vengono successivamente utilizzati.

Altro nelle FAQ

La pirolisi è considerata riciclo?

Dipende da ciò che viene prodotto e dal suo utilizzo. Quando dai materiali di recupero si ottiene una materia prima per la produzione di nuovi materiali, si parla di riciclo chimico; quando i prodotti sono destinati a combustibile, si tratta invece di recupero energetico.

Questa domanda nelle FAQ