Digestato e fertilizzantiGuida
Granulazione del digestato: pellet concimanti dalla frazione solida – processo e redditività
Come trasformare la frazione solida essiccata del digestato in granulato o pellet: umidità richiesta, fasi del processo, parametri qualitativi, costi e rischi.
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La granulazione del digestato consiste nella trasformazione della frazione solida essiccata in granuli o pellet omogenei, che possono essere stoccati, trasportati in sacchi o sfusi e applicati con macchine seminatrici. La base è un precedente essiccamento fino a un’umidità inferiore a circa 10–15% e il controllo della composizione del prodotto; il processo di pressatura è semplice, ma la catena (separazione, essiccazione, depurazione dell’aria, granulazione, confezionamento) è costosa. Conviene quindi verificare fin dall’inizio il mercato dei potenziali acquirenti e i requisiti normativi.
Fasi del processo
- Separazione: estrazione della frazione solida dal digestato (sostanza secca (SS) circa 20–30%).
- Essiccazione: fino a un’umidità solitamente compresa tra il 10 e il 15% o inferiore; un materiale troppo umido non forma granuli stabili, mentre uno troppo secco può sbriciolarsi.
- Triturazione e vagliatura: rimozione di grumi, fibre e impurità (pietre, plastica).
- Condizionamento: aggiunta di vapore o acqua in piccole quantità, eventualmente leganti (ad es. amido, bentonite) e componenti integrativi (ad es. fosforo, potassio, solfato di ammonio recuperato dall’ammoniaca).
- Pressatura: granulatore con matrice ad anello o piana, pellettizzatore o granulatore a piatto.
- Raffreddamento e vagliatura: raffreddamento dei granuli e separazione della frazione fine (reimmessa in ciclo).
- Confezionamento e stoccaggio in locali asciutti e ventilati.
Parametri qualitativi
| Parametro | Significato |
|---|---|
| Umidità | stabilità durante lo stoccaggio (tipicamente inferiore a circa 15%) |
| Resistenza dei granuli | resistenza allo sbriciolamento durante il trasporto |
| Dimensione dei granuli | adattamento alla seminatrice |
| Contenuto di N, P, K, S | valore fertilizzante, dichiarazione in etichetta |
| Contenuto di sostanza organica | valore umificante |
| Metalli pesanti, impurità | ammissibilità alla vendita e all’applicazione |
| Purezza microbiologica | sicurezza, soprattutto per colture alimentari |
Esempio economico (illustrativo)
Ipotesi: 330 t annue di frazione solida essiccata (dall’esempio nell’articolo sull’essiccazione), granulazione e confezionamento con costi propri di X €/t (energia, manodopera, ammortamento, imballaggi). Il granulato con un contenuto di circa 2% N, 2% P₂O₅ e 1% K₂O presenta una bassa concentrazione di nutrienti rispetto ai fertilizzanti minerali; il suo prezzo di mercato dipende maggiormente dal valore organico ed ecologico che dal contenuto di macroelementi. Il ricavo è dato dalla somma del prezzo di vendita al netto dei costi; in molti casi il calcolo risulta al limite della redditività, a meno che il calore non sia gratuito e la vendita avvenga sul mercato dei prodotti per l’orticoltura e le colture biologiche o in pacchetti fertilizzanti. È opportuno effettuare i calcoli numerici per la propria situazione — non adottare i prezzi da offerte altrui.
Rischi e requisiti
- Normativa: l’immissione in commercio di un fertilizzante richiede il rispetto dei requisiti della legislazione sui fertilizzanti; un prodotto derivato dal digestato può essere etichettato come prodotto fertilizzante UE ai sensi del regolamento 2019/1009 se soddisfa i criteri, oppure può seguire la procedura nazionale. È necessario verificare il percorso normativo in base ai propri substrati (il digestato da effluenti è trattato diversamente rispetto a quello da biomasse residuali).
- Polveri e incendio: durante la granulazione si generano polveri organiche — valutazione del rischio di esplosione, aspirazione, messa a terra, controllo della temperatura.
- Emissioni: l’aria proveniente dall’essiccatoio e dal raffreddatore richiede depurazione da NH₃ e odori.
- Ammassamento e formazione di muffe in caso di umidità nel magazzino.
- Variabilità della composizione — richiede controlli per lotti e analisi.
Miglioramento della qualità del prodotto
- Arricchimento con solfato di ammonio recuperato da NH₃ o con ceneri/sali di potassio.
- Miscelazione con altri materiali organici (ad es. compost).
- Scelta di un legante che riduca lo sbriciolamento.
- Standardizzazione della formulazione e controllo qualità per ogni lotto.
Checklist prima dell’investimento
- Mercato: chi acquisterà, a quale prezzo, in quali quantità e confezioni.
- Normativa: status del prodotto, analisi richieste, registrazioni.
- Bilancio energetico: provenienza del calore e dell’elettricità, costo per tonnellata di granulato finito.
- Capacità di mantenere una qualità costante della materia prima.
- Piano in caso di mancata vendita (stoccaggio, smaltimento alternativo).
La granulazione può essere sensata per impianti di maggiori dimensioni con calore proprio e accesso al mercato dei fertilizzanti organici; su piccola scala è più semplice e conveniente smaltire la frazione solida presso aziende agricole limitrofe o tramite compostaggio.
Alternative alla granulazione
Non tutti gli impianti di biogas necessitano di granulato. La frazione solida può essere compostata (stabilizzazione, minore rischio di odori), venduta sfusa agli agricoltori locali come fertilizzante fosforo-organico oppure conferita ai produttori di fertilizzanti organici, che dispongono già di un percorso di registrazione del prodotto. La scelta dipende dalla distanza dagli acquirenti e dalla disponibilità di calore. Un semplice calcolo comparativo dei costi per tonnellata (trasporto della frazione umida vs. essiccazione e granulazione) mostra spesso che, per distanze nell’ordine di alcune decine di chilometri, il trasporto della frazione grezza può risultare più economico rispetto alla trasformazione.
Controllo qualità
Introdurre una procedura di campionamento per ogni lotto di granulato: umidità, resistenza (test di sbriciolamento), composizione N–P–K, eventualmente metalli e patogeni. Tenere un registro dei lotti che consenta di tracciare l’origine della materia prima.





