Emissioni e climaApprofondimento
Carbonio biogenico e bilancio della CO₂: il biometano è climaticamente neutro?
La CO₂ derivante dalla combustione del biometano è biogenica e nelle metodologie UE viene contabilizzata come zero, ma la neutralità climatica dipende dalla materia prima, dalle emissioni di metano e N₂O e dai cambi di destinazione d'uso del suolo.
Altre versioni linguistiche: polski, English, Deutsch, español, français, Nederlands.

La CO₂ rilasciata durante la combustione del biometano è biossido di carbonio biogenico: il carbonio proviene dalla biomassa, che lo ha assorbito dall'atmosfera negli ultimi anni, perciò nelle metodologie UE le emissioni derivanti dall'uso di combustibili da biomassa sono contabilizzate come zero (e_u = 0), mentre il bilancio comprende le altre componenti: coltivazione, trasformazione, trasporto, metano, N₂O e cambi di destinazione d'uso del suolo. La «neutralità» climatica del biometano non deriva quindi dalla sola biogenicità della CO₂, ma dall'insieme del bilancio, in cui hanno grande peso le perdite di metano, le emissioni di N₂O e l'origine della materia prima.
Ciclo del carbonio e convenzione contabile
Le piante fissano la CO₂ con la fotosintesi, mentre la decomposizione o la combustione della biomassa la restituisce all'atmosfera. Se ciò avviene in tempi brevi (colture annuali, rifiuti, effluenti zootecnici), in termini netti non viene immesso in atmosfera carbonio aggiuntivo, a differenza dei combustibili fossili, che portano in superficie carbonio risalente a milioni di anni fa. Negli inventari nazionali redatti secondo le linee guida IPCC le emissioni di CO₂ dalla combustione di biomassa a fini energetici non sono conteggiate nel settore energia, ma sono rilevate nel settore dell'uso del suolo e della silvicoltura, per evitare il doppio conteggio; nel diritto UE questo principio è stato recepito nella metodologia di sostenibilità.
Dove la neutralità è meno scontata
| Materia prima | Valutazione |
|---|---|
| Rifiuti e residui (liquame, rifiuti organici, fanghi) | il carbonio tornerebbe rapidamente in atmosfera anche senza utilizzo; neutralità ben motivata, spesso beneficio netto grazie al CH₄ evitato |
| Colture energetiche | dipende dai cambi di destinazione d'uso del suolo, dalla concimazione e dalla concorrenza con la produzione alimentare |
| Biomassa forestale | i tempi di ricostituzione dello stock di carbonio (decenni) possono superare l'orizzonte delle politiche climatiche; oggetto di dibattito scientifico |
| Biomassa importata | emissioni aggiuntive dovute al trasporto e incertezza sulla filiera |
Per questo la RED stabilisce criteri di sostenibilità per la biomassa (tra l'altro la tutela dei terreni ad alto valore naturalistico) e soglie di riduzione delle emissioni.
Metano, N₂O ed energia: che cosa domina davvero
In un impianto di biogas le emissioni che pesano realmente sul bilancio sono: le perdite di metano (slittamento, digestato, mancate tenute), l'N₂O derivante dalla concimazione e dall'applicazione del digestato e la CO₂ dell'energia fossile consumata nel processo (elettricità, calore, trasporto). Per esempio, 1 t di metano disperso equivale a 28 t di CO₂e (GWP₁₀₀ = 28), quindi una perdita dell'1% in un impianto che produce 2,2 milioni di m³ di CH₄ (22.000 m³ ≈ 15,8 t) corrisponde a circa 440 t di CO₂e all'anno, molte volte più di una quindicina di tonnellate di CO₂ dovute all'energia consumata in alcune configurazioni. Per contro, la CO₂ biogenica della combustione di 2,2 milioni di m³ di CH₄ ammonta a circa 4.300 t all'anno (2,2 milioni × 1,98 kg/m³), ma per convenzione non viene aggiunta al bilancio.
La CO₂ biogenica come risorsa
Il flusso di CO₂ proveniente dall'upgrading del biogas è biogenicamente puro. Può essere:
- rilasciato in atmosfera (convenzionalmente neutro),
- utilizzato (CCU) nell'industria alimentare, nelle serre, nei combustibili sintetici,
- stoccato in formazioni geologiche profonde (CCS), con la conseguente rimozione della CO₂ dall'atmosfera (cosiddetti BECCS o BiCRS).
Nella terza opzione il bilancio del biometano può diventare negativo, perché oltre alle emissioni fossili evitate si rimuove CO₂ dal ciclo atmosferico. Il regolamento (UE) 2024/3012 istituisce il quadro di certificazione volontaria della rimozione del biossido di carbonio, favorendo la trasparenza e l'affidabilità di tali interventi.
Buone pratiche contabili
- Separare nei rapporti la CO₂ biogenica da quella fossile.
- Indicare le emissioni di metano e N₂O separatamente, con il GWP e l'orizzonte temporale.
- Specificare quale metodologia si applica (RED, GHG Protocol).
- Per i Paesi che rendicontano secondo le linee guida IPCC, ricordare di rilevare le emissioni della biomassa nel settore LULUCF.
Equivoci più frequenti
Primo equivoco: «il biogas è sempre neutro». In realtà un impianto condotto male, con perdite di metano, può avere un'impronta superiore a quella ipotizzata. Secondo: «la CO₂ dell'upgrading non ha importanza». Ne ha, perché la sua valorizzazione (vendita, stoccaggio) è un'opportunità per ridurre il bilancio. Terzo: «la biomassa è sempre rinnovabile». Solo la biomassa che soddisfa i criteri di sostenibilità è riconosciuta nei meccanismi dell'Unione. Un bilancio chiaro e completo tutela dalle accuse di greenwashing.
Rilevanza per gli utilizzatori
Gli utilizzatori industriali che acquistano biometano per ridurre le emissioni di ambito 1 chiedono sempre più spesso ai fornitori dati dettagliati sull'impronta di carbonio, e non soltanto la dichiarazione che il gas è biogenico. Nei rapporti di sostenibilità le emissioni biogeniche e quelle fossili sono riportate separatamente, e il fornitore deve saper indicare la metodologia e le fonti dei dati.
Conclusioni
Il biometano può essere molto vantaggioso per il clima, ma non perché «la CO₂ è biogenica», bensì perché sostituisce il combustibile fossile e previene le emissioni di metano, a condizione che l'impianto sia a tenuta e ben condotto. Una valutazione onesta richiede il bilancio completo, non una singola componente.




