Rifiuti ed economia circolareApprofondimento

Gerarchia della gestione dei rifiuti (artt. 17 e 18) e il ruolo della digestione anaerobica

Cinque livelli della gerarchia: prevenzione, riutilizzo, riciclo, altro recupero e smaltimento. Spieghiamo come gli artt. 17 e 18 collocano la digestione anaerobica e perché è rilevante nelle decisioni.

Pubblicato Aggiornato 5 min di letturaRedazione FeedstockData

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Brązowe pojemniki na bioodpady na podwórku osiedla, w jednym widoczne obierki i resztki jedzenia, jesienne liście.
Illustrazione: FeedstockData (IA, Google Gemini)

La gerarchia della gestione dei rifiuti è un ordine legale di priorità: prima prevenire, poi preparare per il riutilizzo, quindi sottoporre a riciclo, successivamente ad altro recupero (ad esempio energetico) e solo alla fine smaltire. L’art. 17 della legge sui rifiuti elenca questi cinque livelli, mentre l’art. 18 spiega come applicarli. La digestione anaerobica dei rifiuti biodegradabili — grazie alla definizione di riciclo organico — si colloca al terzo livello, ovvero più in alto rispetto all’incenerimento o allo smaltimento in discarica.

Cinque livelli

Livello Significato pratico Esempio per i rifiuti organici
1. Prevenzione non produrre rifiuti pianificazione degli acquisti, riduzione degli sprechi nella produzione alimentare
2. Preparazione per il riutilizzo controllo, pulizia, riparazione nei rifiuti organici raro, ma riguarda ad esempio imballaggi e pallet
3. Riciclo incluso il riciclo organico compostaggio, digestione anaerobica con utilizzo della materia organica
4. Altri processi di recupero ad esempio recupero energetico incenerimento dei rifiuti con recupero energetico
5. Smaltimento incluso lo smaltimento in discarica smaltimento in discarica, incenerimento senza recupero

Cosa dice l’art. 18

  • Comma 1: impone a chiunque svolga attività che comportano la formazione di rifiuti di pianificarle in modo da prevenire in via prioritaria la formazione dei rifiuti e limitarne la quantità.
  • Commi 2–3: i rifiuti la cui formazione non è stato possibile prevenire, il detentore è tenuto a sottoporli a recupero; il recupero consiste in via prioritaria nella preparazione per il riutilizzo o nel riciclo, e se ciò non è possibile per motivi tecnologici o non è giustificato ecologicamente o economicamente — in altri processi di recupero.
  • Comma 4: il riciclo comprende anche il riciclo organico — trattamento aerobico (incluso il compostaggio) o anaerobico di rifiuti biodegradabili in condizioni controllate con l’ausilio di microrganismi, da cui si ottiene materia organica o metano. Lo smaltimento in discarica non è riciclo organico.
  • Commi 5–7: è necessario smaltire i rifiuti il cui recupero non è stato possibile; è consentito smaltire in discarica solo quelli che non è stato possibile smaltire diversamente; allo smaltimento si sottopongono i rifiuti dopo la separazione delle frazioni idonee al recupero.

Il ruolo dell’impianto di biogas

Per i biorifiuti, i rifiuti dell’industria alimentare o i residui vegetali, la digestione anaerobica rappresenta solitamente una scelta razionale «dopo la prevenzione»: trattiene la materia organica nel ciclo (digestato) e produce energia (biogas). Ciò che determina come l’impianto viene valutato nelle statistiche sul riciclo sono le regole di calcolo europee e nazionali, in cui è rilevante ciò che effettivamente viene destinato a un ulteriore utilizzo conforme alla legge (ad esempio, il digestato impiegato sul terreno). La documentazione del destino del digestato assume quindi un’importanza che va oltre la semplice registrazione.

La gerarchia offre una risposta anche a domande del tipo «è meglio incenerire o fermentare». Quando un rifiuto può essere fermentato o compostato in modo tecnologicamente ed economicamente giustificato, non deve essere inviato direttamente all’inceneritore; per le frazioni ad alto potere calorifico e basso contenuto di parti biodegradabili, la risposta può essere opposta.

Cascata per i rifiuti alimentari

Passo Azione Note
1 riduzione della formazione di eccedenze migliore pianificazione, gestione delle date di scadenza
2 cessione di alimenti alle persone accordi con organizzazioni non governative (per i grandi negozi obbligo di legge)
3 riciclo organico compostaggio, digestione anaerobica con valorizzazione del digestato
4 recupero energetico quando il riciclo non è giustificato tecnologicamente o economicamente
5 smaltimento ultima ratio

La Direttiva 2008/98/CE consente deroghe alla gerarchia se ciò è giustificato da un approccio basato sul ciclo di vita e da una valutazione degli impatti complessivi della produzione e gestione dei rifiuti. La legge polacca esprime questo concetto nell’art. 18 comma 3 in modo più prudente: il livello superiore ha la priorità, a meno che non sia ingiustificato per motivi tecnologici, ecologici o economici. Entrambi gli approcci richiedono una giustificazione, non l’intuizione.

Come applicare la gerarchia nella pratica

  1. Prevenzione prima della tecnologia. Prima di progettare un impianto, verifichi se è possibile ridurre la formazione di rifiuti — questo è anche un argomento nelle valutazioni ambientali.
  2. Giustificazione della deroga. Se sceglie un livello inferiore al riciclo, registri i motivi tecnologici, ecologici o economici.
  3. Documentazione. Nelle descrizioni degli investimenti e nelle domande mostri perché è stata scelta una determinata tecnologia; per gli impianti di trattamento termico, la legge richiede espressamente nella domanda di autorizzazione, tra l’altro, la descrizione dei metodi di prevenzione dei rifiuti e dell’ulteriore gestione dei rifiuti.
  4. Separazione prima dello smaltimento. Prima dello smaltimento in discarica o dell’incenerimento senza recupero, rimuova dai rifiuti le frazioni idonee al recupero.

Come la gerarchia viene vista dall’autorità che rilascia l’autorizzazione

La gerarchia non è un criterio separato nell’art. 46, ma si riflette in due dei motivi di diniego dell’autorizzazione (art. 46 comma 1 punti 2 e 3; il terzo è il pericolo per la vita, la salute delle persone o l’ambiente): quando il modo previsto di gestione dei rifiuti non è conforme ai piani di gestione dei rifiuti o alle disposizioni di legge. Anche i piani di gestione dei rifiuti si basano sulla gerarchia, quindi un impianto che «salta» i livelli senza giustificazione (ad esempio, invia all’incenerimento una frazione che potrebbe essere fermentata) potrebbe incontrare maggiori difficoltà. D’altra parte, l’art. 19 obbliga le autorità a sostenere il riutilizzo e la preparazione per il riutilizzo, e l’art. 18 comma 6 afferma espressamente che è consentito smaltire in discarica solo ciò che non è stato possibile smaltire diversamente.

Errori tipici

  • considerare la gerarchia come una dichiarazione, senza prove tecniche;
  • omettere la prevenzione e il riutilizzo nelle descrizioni degli investimenti;
  • considerare la combustione del biogas in cogenerazione come «riciclo» — si tratta di una categoria diversa;
  • mancanza di un piano per il digestato e i residui del trattamento.

Il testo ha carattere informativo e non costituisce consulenza legale; prima di una decisione di investimento o formale, verifichi l’attuale formulazione delle norme e si consulti con un avvocato o l’autorità competente.

Fonti

  1. Ustawa o odpadach — art. 17–19 (tekst jednolity, Dz.U. 2026 poz. 1328) — ISAP/ELI
  2. Dyrektywa 2008/98/WE w sprawie odpadów (art. 4 – hierarchia, art. 3 – definicja recyklingu) — EUR-Lex

Domande e risposte

Un impianto di biogas rappresenta riciclo o recupero energetico?

Entrambi. La produzione di biogas costituisce un recupero energetico, ma la digestione anaerobica dei bio-rifiuti con utilizzo del digestato come fertilizzante o ammendante del suolo è considerata riciclo organico. Ciò che conta è quanto effettivamente viene immesso nel suolo.

Altro nelle FAQ

È sempre necessario seguire rigidamente la gerarchia dei processi di recupero?

Non in modo assoluto. L’articolo 18, comma 3, consente l’adozione di altri processi di recupero qualora il riciclaggio non sia possibile per motivi tecnologici o non risulti giustificato da ragioni ecologiche o economiche. Tale deroga deve tuttavia essere adeguatamente motivata.

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