Diritto e normativaApprofondimento
UPPZ: regolamento (CE) 1069/2009 e categorie dei materiali 1, 2 e 3 nell'impianto di biogas
I sottoprodotti di origine animale si dividono in tre categorie di rischio. Spieghiamo cosa rientra nelle categorie 1, 2 e 3 e cosa è consentito fare con essi in un impianto di biogas o di compostaggio.
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I sottoprodotti di origine animale (UPPZ) sono materiali non destinati al consumo umano, suddivisi dal regolamento (CE) 1069/2009 in tre categorie in base al rischio: categoria 1 — rischio più elevato, categoria 2 — rischio intermedio (inclusi letame e liquame), categoria 3 — rischio più basso (inclusi ex prodotti alimentari e scarti di cucina). Dalla categoria dipende se il materiale può essere inviato a un impianto di biogas o di compostaggio, con quali trattamenti e con quali documenti. Il regolamento 1069/2009 è integrato dal regolamento di esecuzione della Commissione (UE) 142/2011.
Categorie: cosa vi rientra
| Categoria | Esempi (selezione) | Articolo |
|---|---|---|
| 1 | animali sospettati o infetti da TSE, animali domestici, da circo e da giardini zoologici, materiale a rischio specifico, scarti di cucina provenienti da mezzi di trasporto internazionali | art. 8 |
| 2 | letame, guano non mineralizzato e contenuto del tratto digerente, animali morti non macellati, materiale proveniente da impianti di depurazione in macelli di cat. 2, prodotti con superamento dei limiti di sostanze, miscele di materiale cat. 2 con cat. 3 | art. 9 |
| 3 | parti di animali idonee al consumo ma non destinate ad esso per motivi commerciali, sangue, lana, latte crudo, ex prodotti alimentari di origine animale, scarti di cucina (ad eccezione di quelli provenienti da mezzi di trasporto internazionali) | art. 10 |
Le eccezioni dall’ambito di applicazione (art. 2, comma 2) includono, tra l’altro, latte crudo e colostro utilizzati nell’azienda di origine e scarti di cucina — con la precisazione che il regolamento si applica a questi ultimi quando sono destinati alla trasformazione in biogas o compost.
Cosa è consentito per ogni categoria
- Categoria 1 — l’art. 12 prevede, tra l’altro, incenerimento, co-incenerimento, smaltimento in discarica dopo sterilizzazione e utilizzo come combustibile o per la produzione di derivati. Non sono previsti biogas o compostaggio, quindi questo materiale non può essere utilizzato in un impianto di biogas.
- Categoria 2 — l’art. 13 consente il biogas o il compost dopo sterilizzazione a pressione (metodo 1: particelle fino a 50 mm, oltre 133°C, almeno 3 bar, minimo 20 minuti) e marcatura permanente. Il trattamento non è richiesto per letame, contenuto del tratto digerente, latte e colostro, nonché uova, se l’autorità competente non ravvisa un rischio grave di malattia infettiva. Letame e contenuto del tratto digerente possono essere utilizzati anche sul terreno senza trasformazione.
- Categoria 3 — l’art. 14 consente, tra l’altro, l’uso come mangime, fertilizzanti organici, compostaggio e biogas. Gli scarti di cucina di questa categoria possono essere sottoposti a digestione anaerobica o compostaggio dopo igienizzazione secondo parametri standard o alternativi, approvati per gli scarti di cucina.
Principio della miscelazione
Una miscela di materiale di categoria 2 con categoria 3 è classificata come categoria 2 (art. 9, lett. g), mentre una miscela con categoria 1 è classificata come categoria 1. In un impianto di biogas ciò significa che l’aggiunta di scarti di categoria superiore "innalza" i requisiti per l’intero lotto, pertanto i substrati devono essere separati e documentati.
Cosa significa per un impianto di biogas
- L’impianto che trasforma UPPZ o prodotti derivati in biogas o compost deve essere approvato dall’autorità competente (art. 24, comma 1, lett. g).
- In via standard, il materiale di categoria 3 è sottoposto a igienizzazione a 70°C per almeno 60 minuti, con particelle fino a 12 mm (allegato V al regolamento 142/2011).
- Il trasporto di UPPZ richiede un documento commerciale (art. 21), mentre i trasportatori e altri operatori, i cui impianti non necessitano di approvazione, sono soggetti a registrazione (art. 23).
- L’elenco degli impianti approvati e registrati è gestito dall’Ispettorato Generale Veterinario; gli impianti di biogas sono inclusi in una sezione separata.
Esempi dalla pratica degli impianti di biogas
| Substrato | Categoria | Note |
|---|---|---|
| Liquame, letame | 2 (art. 9 lett. a) | spesso senza pretrattamento, se l’autorità non ravvisa un rischio grave |
| Contenuto del rumine e del tratto digerente | 2 (art. 9 lett. a) | come sopra; richiede documento commerciale |
| Sangue, grassi animali da macello | 3 | igienizzazione a 70°C/60 min o parametri alternativi |
| Siero e prodotti lattiero-caseari | 3 | alcuni prodotti lattiero-caseari possono omettere la pastorizzazione con il consenso dell’autorità |
| Scarti di cucina e ristorazione | 3 (art. 10 lett. p) | provenienti da trasporti internazionali — categoria 1 |
| Animali morti da allevamento | 2 | solitamente sterilizzazione a pressione e requisiti per impianti di smaltimento |
Documenti e marcatura
Il trasporto di UPPZ avviene con un documento commerciale che include, tra l’altro, provenienza, destinazione, quantità e descrizione della merce. L’autorità può esentare da tale documento il trasporto di letame in situazioni strettamente definite, ad esempio tra luoghi all’interno della stessa azienda agricola. Il materiale di categoria 2, dopo sterilizzazione a pressione e destinato alla produzione di fertilizzanti, deve essere marcato in modo permanente, mentre la conformità dei documenti è responsabilità dell’operatore che spedisce e di quello che riceve.
Come determinare la categoria nella pratica
- Chieda al fornitore il documento commerciale — dovrebbe indicare la categoria del materiale, la sua provenienza e destinazione.
- Verifichi se il fornitore opera in base a registrazione o approvazione e dispone di un numero identificativo veterinario (riguarda macelli, impianti di trasformazione, raccoglitori).
- Tenga un registro degli ingressi: data, quantità, categoria, fornitore, numero del documento.
- In caso di dubbi sulla categoria (ad esempio miscele, residui di macellazione), consulti il veterinario provinciale prima che il materiale venga immesso nel digestore.
Ricordi che UPPZ e rifiuti sono due regimi giuridici che operano in parallelo. Lo stesso materiale può richiedere un’autorizzazione per il trattamento dei rifiuti (legge sui rifiuti) e, contemporaneamente, l’approvazione dell’impianto (regolamento 1069/2009).
Errori tipici
- Trattare il liquame come un normale fertilizzante. È un UPPZ di categoria 2, quindi un impianto di biogas che lo riceve è soggetto al regolamento.
- Mancata separazione dei flussi. I substrati di categorie diverse devono avere ingresso, stoccaggio e documentazione separati.
- Trascurare gli scarti di cucina. Gli scarti di cucina provenienti dalla ristorazione nazionale sono categoria 3, ma quelli provenienti da trasporti internazionali sono categoria 1.
- Confondere "rifiuto" con UPPZ. Lo stesso materiale può essere contemporaneamente un rifiuto ai sensi della legge sui rifiuti e un UPPZ ai sensi del regolamento, quindi entrambi i regimi operano in parallelo.
Il testo ha carattere informativo e non costituisce consulenza legale; prima di una decisione di investimento o formale, verifichi il testo aggiornato delle normative e si consulti con un legale o l’autorità competente.
Fonti
Domande e risposte
Il liquame e il letame sono SOTTOPRODOTTI DI ORIGINE ANIMALE (SOA)?
Sì. Il letame, il guano non mineralizzato e il contenuto del tratto digerente sono materiali di categoria 2 (art. 9 lett. a). Tuttavia, in un impianto di biogas agricolo possono essere trattati senza sterilizzazione preventiva, a condizione che l’autorità competente non ravvisi un rischio di diffusione di una grave malattia trasmissibile.





