Rifiuti ed economia circolareApprofondimento

Corea del Sud e i rifiuti alimentari: divieto di discarica, contenitori RFID e percorso verso il biogas

Come la Corea del Sud ha costruito un sistema di raccolta dei rifiuti alimentari: divieto di discarica dal 2005, tariffe basate sul peso con contenitori RFID e tasso di riciclo superiore al 95%.

Pubblicato 4 min di letturaRedazione FeedstockData

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Stacja przeładunkowa i sortownia odpadów na obrzeżach azjatyckiej metropolii z lotu ptaka, w tle wieżowce we mgle.
Illustrazione: FeedstockData (IA, Google Gemini)

La Corea del Sud dispone di uno dei sistemi di raccolta dei rifiuti alimentari più avanzati al mondo. Il loro smaltimento in discarica è vietato dal 2005, lo scarico di liquame e fanghi di depurazione in mare dal 2012 (quello dei percolati dai rifiuti alimentari dal 2013), mentre i cittadini pagano in base al peso dei rifiuti, spesso tramite contenitori dotati di lettori RFID. Secondo Anadolu, che cita un’esperta della Global Alliance for Incinerator Alternatives, il tasso di riciclo dei rifiuti alimentari è passato da circa il 2% nel 1995 a oltre il 95%.

Dalla discarica al riciclo

Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente, nel 2005 si producevano circa 13 000 t di rifiuti alimentari al giorno, pari a oltre il 27% dei rifiuti urbani. Questi rifiuti presentano elevata umidità, salinità e basso pH, rappresentando un rischio per le acque sotterranee e il suolo nelle discariche. Dal 2005 è stato vietato il loro smaltimento in discarica e avviato un sistema di riciclo, in cui i rifiuti vengono trasformati in mangimi per animali e fertilizzanti. Nel 2019, come riporta Anadolu citando i dati del Ministero, si producevano in media 14 314 t di rifiuti alimentari al giorno, di cui 13 773 t (96,2%) sono state avviate a riciclo; nel 2018 il tasso era del 97% e nel 2017 del 97,1%. Rimane una criticità legata ai percolati: Wikipedia osserva che possono influire sulle acque marine e che gli impianti di depurazione solitamente scaricano le acque reflue in mare, con un crescente carico organico.

Gli inizi: la raccolta differenziata dal 1995

Secondo Wikipedia, dal 1995 la Corea ha introdotto la raccolta separata dei rifiuti alimentari dalle famiglie, al fine di ridurne la quantità destinata alle discariche; i cittadini acquistavano appositi sacchetti per questo scopo. Inizialmente la risposta fu tiepida e il grado di separazione basso. La quantità di rifiuti è influenzata dalla cucina tradizionale – una delle maggiori fonti sono i piccoli contorni banchan – e in Corea si producono oltre 130 kg di rifiuti alimentari pro capite all’anno. Dal 2013 è obbligatorio l’uso di sacchetti biodegradabili e i proventi delle relative tariffe vengono reinvestiti nel riciclo dei rifiuti alimentari. La raccolta viene poi inviata agli impianti, dove i rifiuti passano successivamente attraverso un trituratore e un setaccio, una pressa a coclea, un essiccatoio e un impianto di compostaggio; la frazione liquida viene trattata separatamente.

Tariffe basate sul volume e sul peso

La base del sistema è stata la tariffa sul volume dei rifiuti (Volume-Based Waste Fee), introdotta negli anni '90: i cittadini hanno ricevuto sacchetti per la separazione dei rifiuti, compresi quelli dedicati ai rifiuti alimentari, e pagano tariffe diverse per ogni tipologia. Secondo studi citati da Anadolu, in meno di un decennio ciò ha ridotto la quantità di rifiuti prodotti del 23%. Il sistema pay-as-you-throw per i rifiuti alimentari è stato introdotto nel 2014 (altre fonti indicano il 2013) e la produzione di biogas dai rifiuti alimentari è iniziata nello stesso anno. Un ulteriore passo è stato il sistema RFID, in cui la tariffa dipende dal peso dei rifiuti: secondo Anadolu, è attivo in 166 comuni, coprendo oltre 6,5 milioni di nuclei familiari e il 65% delle abitazioni in condominio. Wikipedia riporta che a Seul sono stati installati circa 6 000 contenitori intelligenti e che in sei anni la quantità di rifiuti è diminuita di 47 000 t (dati locali, non governativi).

I percolati come substrato

Studi dimostrano che il percolato proveniente dagli impianti di riciclo dei rifiuti alimentari può essere un prezioso substrato per la produzione di metano: nel lavoro di Lee et al. (2009) sono stati ottenuti 358 mL/g SV dopo 10 giorni e 478 mL/g SV dopo 28 giorni (per maggiori dettagli, si veda la voce dedicata a BMP).

Biogas e obbligo per i produttori

Anadolu segnala che dal 2014 la Corea produce biogas dai rifiuti alimentari. Nel dicembre 2023 è entrata in vigore una legge sulla produzione di biogas dai rifiuti organici, che include l’obbligo, tra gli altri, per i produttori di rifiuti alimentari superiori a 1 000 t annue (si vedano le voci dedicate).

Conclusioni per la Polonia

Il sistema coreano si basa su tre elementi: un divieto rigoroso (di discarica e scarico), un segnale di prezzo (tariffa basata sul volume o sul peso) e la disponibilità di impianti di trattamento. L’esperta citata da Anadolu sottolinea che inizialmente si temeva lo smaltimento illegale dei rifiuti, ma le campagne di sensibilizzazione hanno contribuito a superare il problema. La Polonia sta sviluppando la raccolta differenziata dei biorifiuti e necessita di capacità di trattamento; l’esperienza coreana evidenzia l’importanza delle tariffe legate alla quantità e la necessità di gestire i percolati.

Fonti

  1. Anadolu Agency – How South Korea won the battle against food waste (20.05.2024)
  2. Wikipedia – Food waste in South Korea
  3. Lee et al. (2009), Waste Management – metanowy potencjał odcieku z koreańskich zakładów recyklingu odpadów żywnościowych

Domande e risposte

In Corea si paga per i rifiuti alimentari in base al peso?

Sì, in molte città, tra cui Seul, sono in funzione contenitori dotati di lettore RFID che pesano i rifiuti e addebitano la tariffa associata al nucleo familiare.

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